Mauro Montacchiesi

Delirante frenesia di te

L'anima,

quasi medianica,

sembra improvvisamente

rallentare il suo scandito respiro,

presagendo l'incipiente tramonto

ed avverte un fugace timore

all'ammainar di veli oscuri.

Il firmamento,

lassù,

fastosamente s'intarsia di tenui,

arabescati coralli

e suscita il volo spontaneo

ad una fantasia rarefatta,

sulle diafane ali di un impertinente aliseo.

Sembra remota preistoria

tutto ciò che appartiene alla mia

spensierata, verde fanciullezza:

il rattoppato vecchio pallone di cuoio,

l'album delle figurine consunte,

la rossa rosa di carta

che avevo regalato,

timidamente arrossendo,

alla mia cinquenne compagna d'asilo.

Ho arditamente nuotato,

talora alla deriva,

nei mari increspati

di un'esistenza burrascosa,

disseminata di monolitici,

aguzzi, taglienti scogli,

di naufragi frustranti

e tuttavia ne ho respirato l'essenza inebriante,

spesso salmastra sognando il mughetto,

con un sublime carillon nell'anima.

Instancabile argonauta,

ho entusiasticamente navigato di bolina,

contro gli avversi turbinii

di onde rugose,

ma poche volte sono riuscito a domarli.

Spesso i miei occhi,

libando il disinganno,

hanno germogliato amare lacrime,

le mie aduste labbra,

disperate implorazioni.

Ho sfidato i miei avversari

con onesto fair-play

e puntualmente

ho mantenuto la certezza

di poter morire e rinascere.

Non di rado

ho anelato dal mondo

una tregua di riconciliazione,

la cancellazione di qualsiasi incomprensione,

un messaggio di tenerezza,

un'armonica nicchia

tra i perigliosi strali della vita.

Sovente,

tra la folta folla di umani

che il destino mi ha imposto,

ho sperato di trovare

un'incontaminata oasi

che mi preservasse

dalle corruzioni dell'esistenza.

Ormai,

si sono eclissati i giorni

delle fate morgane,

dei favolosi eldoradi mentali,

delle filigrane dei simulacri

che fallaci oziavano,

ninnolandosi tra le foglie.

Ed intanto le stelle si rifugiano nell'anima,

compressa dal fardello delle memorie.

Oggi la misericordia si immerge

negli opachi abissi del dubbio,

mentre non la smetto di illudermi,

forse masochisticamente,

tuttavia bramando

che i sogni presto sopraggiungano

ad annichilare quest'aborrevole nostalgia,

cupa, brumosa,

simile ad un lancinante tormento

che si dilata nella flebile quiete

della sera che nasce,

che a quest'ora sempre rinasce,

come la struggente,

delirante frenesia di te!

 

 

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Veröffentlicht auf e-Stories.org am 20.11.2019.

 

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