Mauro Montacchiesi

Il tarlo

Dagli infuocati raggi del sole lasciarmi riscaldare!? Al contrario, dalle algenti lastre del ghiaccio lasciarmi assiderare!? I miei pensieri sono corrosi da questo tarlo! I piatti della bilancia restano sempre in surplace quando mi pongo questo quesito! La perplessità sta nel capire se sia più saggio dar ascolto ai raggi del sole, ovvero agli impulsi del coraggio istintivo, o restare sordo tra le pavide lastre del ghiaccio, con lo struggimento nel cuore, imbrattato dal fango di un mondo disonesto!? L’intera vita affogare in un oblio passivo!? Tutti i sensi anestetizzare in un indolente torpore !? Cos’altro!? E poter asserire che è grazie all’oblio, grazie al torpore che impongo il silenzio alle strazianti grida dei desideri inappagati dei miei lacerati sentimenti e a tutte le frustrazioni che un fato crudele ha disegnato per loro!? Ecco l’obiettivo, da bramare con paradossale passione! Desiderare l’oblio passivo, dei sensi l’indolente torpore! O chissà, spaziare nel mondo della fantasia!? Ma questa è cosa ancor più dolorosa, poiché non so che fantasie aleggeranno in quell’oblio, in quel torpore, pregni di sensazioni ferali, in quel giorno, quando sarò fuori dal vicolo cieco di questo mio tempo foriero di angosce letali! E’ un tarlo della mia mente, è un tarlo, che nella mia mente scava gallerie, dove non si vede la luce! E’ un tarlo, che m’impone la meditazione, ed è questo tarlo il responsabile della sopravvivenza del mio dolore, poiché vorrei sapere se esiste qualcuno in grado di non soffrire degli aculei penetranti dell’impietoso cinismo dei giorni che passano, dell’utopia dei diritti che un brav’uomo deve patire, delle iniquità di coloro che gestiscono il potere, delle faziosità dei tribunali corrotti, degli obbrobri perpetrati da chi ha fatto della protervia uno stile di vita, degli struggimenti per passioni frustrate da gelida grandine! E pensare che, ma son troppo vile, per andare oltre l’oblio passivo, per andare oltre l’indolente torpore dei sensi, basterebbe stoicamente imitare Seneca! E allora mi chiedo se esiste uomo che accetterebbe di portar come un mulo la soma, di versar lacrime, di bruciarsi, d’escoriarsi la pelle, per le ingiustizie di questo mondano percorso, se non fosse corroso dal tarlo vorace di un’altra, ineffabile realtà oltre la vita !? Una realtà metafisica, insondabile, priva di contorni, di cui, chissà, restar poi prigionieri. E’ l’angoscia dell’ignoto, che obnubila la mia mente, che mi costringe a comportare i limiti, le ingiurie che mi perseguitano, anziché liberarmi della mia condizione umana alla volta di limiti diversi, di cui però nulla m’è conosciuto!? E’ così che il tarlo, mi rende incapace di reagire! -

 

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Veröffentlicht auf e-Stories.org am 26.05.2014.

 

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